venerdì 20 febbraio 2026

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì"

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì"

​In queste settimane che ci separano dal referendum del 22 e 23 marzo, il dibattito sulla riforma della giustizia ha assunto toni accesi, coinvolgendo non solo il mondo della politica e del diritto, ma anche le comunità di fede. Recentemente, abbiamo assistito a interventi di esponenti della Chiesa Cattolica (CEI) che, seppur informalmente, hanno espresso orientamenti orientati al "No".

​Come Pastore della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata, sento il dovere di offrire una riflessione differente, non per spirito di contrapposizione, ma per amore della verità e del bene del nostro popolo. Credo fermamente che le ragioni del rispondano a un’esigenza di giustizia che è, prima di tutto, un’istanza etica.

​La riforma propone la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Da un punto di vista evangelico, la "terzietà" non è un freddo tecnicismo, ma la garanzia che ogni uomo e donna, davanti a un tribunale, trovi un ascolto libero da pregiudizi.

​"Non farete ingiustizia in giudizio; non avrai riguardo alla persona del povero, né onorerai la persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia" (Levitico 19:15).


​Perché la giustizia sia credibile, il Giudice deve essere strutturalmente distinto dall'Accusa. Solo così il "Giusto Processo", sancito dall'Articolo 111 della nostra Costituzione, diventa realtà tangibile per il cittadino.

​Un altro pilastro della riforma è l'introduzione del sorteggio per i componenti del CSM. Spesso la politica e le istituzioni (comprese quelle ecclesiali) rischiano di restare intrappolate in logiche di appartenenza e "correnti".

Affidarsi a un sorteggio non è un segno di sfiducia nella competenza, ma un atto di umiltà istituzionale. Significa spezzare i legami di interesse che a volte offuscano il merito e l'indipendenza, permettendo alla magistratura di ritrovare la sua purezza originaria.

​La nostra Chiesa, Italo Ortodossa  Riformata, vive nel mondo senza esserne schiava, ma ne riconosce i bisogni di rinnovamento e li sostiene . Non dobbiamo temere il cambiamento se questo punta a una maggiore trasparenza ed equilibrio. Sostenere il significa, a mio avviso, incoraggiare un sistema in cui al centro c'è la dignità della persona, e rendere l'apparato giudiziario più equilibrato, meno autoreferenziale e quindi percepito più equilibrato.

​Votare è un atto di responsabilità civile  e come cristiani, siamo chiamati a essere "sale della terra". Il mio invito non è a una scelta di parte, ma a una scelta di coscienza. Sostenere questa riforma significa scommettere su una giustizia più umana, più limpida e, per questo, più vicina al modello di equità che Dio ci chiede di perseguire e in ultimo ma non da ultimo significa riportare nella società quella Cristianità che si considera morta, ma che in realtà è ancora tenacemente presente in un "piccolo resto".  

​Il 22 e 23 marzo, io voterò SÌ. Per una giustizia che non sia solo punizione, ma verità condivisa, educazione al rispetto del prossimo e del bene comune.

P. Gregorio 

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì"

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì" ​In queste settimane che ci separano dal referend...