domenica 13 settembre 2026

Il Calendario Liturgico tra Dogma e Prassi: La Soluzione Ecclesiastica della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata

Il Calendario Liturgico tra Dogma e Prassi: La Soluzione Ecclesiastica della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata


​Nel dibattito teologico ed ecclesiologico del mondo ortodosso, la questione del calendario rappresenta da secoli uno dei punti di maggiore tensione interna. Per comprendere appieno la posizione della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata, è necessario prima di tutto chiarire la distinzione fondamentale tra il calendario solare (utilizzato per le festività a data fissa) e il calcolo astronomico-teologico della Pasqua (il Paschalion).

​1. Il Nodo Storico: Canoni Conciliari contro Imposizione Unilaterale

​Per la tradizione ortodossa, la riluttanza verso il Calendario Gregoriano — introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582 — non nasce da una mera opposizione al progresso scientifico o all'astronomia modernizzata. Si fonda su due pilastri inscindibili:

​La Regola di Nicea (325 d.C.)

​Il Primo Concilio Ecumenico di Nicea stabilì le coordinate per la datazione della Pasqua: essa deve cadere la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera (successivo all'equinozio vernale). I canoni successivi (tra cui il 1° Canone del Concilio Locale di Antiochia del 341 e il 7° Canone Apostolico) ribadirono la necessità che la Pasqua cristiana sia celebrata in unità da tutti i fedeli e sempre dopo la Pasqua ebraica, rispettando lo sviluppo storico ed evangelico della Redenzione.

​L'adozione del calendario gregoriano puro altera questi calcoli, portando talvolta la Pasqua occidentale a precedere o a coincidere con quella ebraica.

​L'Autorità Ecclesiale e le Scomuniche del XVI Secolo

​In assenza di un Concilio Ecumenico universale, nei sinodi di Costantinopoli del 1583, 1587 e 1593 la Chiesa Ortodossa rigettò l'adozione del calendario gregoriano. La motivazione principale fu ecclesiologica: un singolo vescovo (il Patriarca di Roma) non possedeva la giurisdizione né l'autorità per riformare autonomamente una decisione sanzionata da un Concilio Ecumenico.

​2. Le Due Anime dell'Ortodossia Contemporanea

​Oggi il panorama ortodosso è diviso tra due approcci principali:

  • I Tradizionalisti (Vecchio Calendario): Chiese come il Patriarcato di Russia, di Serbia, di Gerusalemme e i monasteri del Monte Athos mantengono integralmente il calendario giuliano. Nel XXI secolo, questo significa una discrepanza di 13 giorni rispetto al calendario civile (con il Natale celebrato il 7 gennaio).
  • I Riformatori del 1923 (Calendario Giuliano Riveduto): Dopo il Congresso di Costantinopoli del 1923, patriarcati come Costantinopoli, Grecia, Romania e Bulgaria adottarono il sistema concepito dall'astronomo serbo Milutin Milanković. Esso sincronizza le feste fisse (Natale il 25 dicembre) con il calendario civile gregoriano, preservando tuttavia il vecchio calendario giuliano per la Pasqua.

​3. La Scelta della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata

​In questo contesto si inserisce la posizione teologica e pastorale della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata.

​Inquadrata nel contesto culturale, sociale e liturgico dell'Europa occidentale e dell'Italia, la Chiesa adotta un modello integrato che unisce l'aderenza ai canoni conciliari con l'attenzione alle esigenze della vita pastorale quotidiana dei fedeli.

​Il Calendario Civile e le Feste Fisse (Gregoriano)

​Per la vita civile e per le festività liturgiche a data fissa (come il Natale del Signore il 25 dicembre, la Teofania il 6 gennaio, l'Annunciazione e le memorie dei santi), la Chiesa segue il Calendario Gregoriano. Questa scelta garantisce una piena integrazione nel tessuto sociale occidentale ed evita la frammentazione della vita comunitaria e familiare dei fedeli.

​La Fedeltà al Canone Pasquale (Paschalion)

​La vera specificità della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata risiede nel calcolo della festività centrale dell'anno liturgico. Per la Pasqua e il ciclo delle feste mobili (dalla Quaresima fino alla Pentecoste), la Chiesa mantiene rigorosamente il calcolo secondo il Paschalion ortodosso tradizionale.

​Questa doppia scelta esprime con chiarezza la visione della Chiesa:

  1. Piena fedeltà al Canone di Nicea: Calcolando la Pasqua tramite il Paschalion tradizionale, si preserva la comunione liturgica spirituale con tutto il mondo ortodosso, garantendo che la Pasqua sia celebrata nel rispetto della sequenza biblico-evangelica (dopo la Pasqua ebraica).
  2. Pragmatismo Pastorale e Inculturazione: L'uso del calendario gregoriano per il ciclo fisso riconosce che le convenzioni astronomiche del tempo civile non toccano la sostanza del dogma, facilitando la testimonianza ortodossa in Italia senza creare ostacoli pratici non necessari.

​Attraverso questa sintesi, la Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata dimostra come la tradizione ortodossa possa vivere nel presente: rimanendo ben salda alle radici dei Concili Ecumenici senza per questo trasformare la datazione delle feste fisse in un motivo di isolamento sociale o di divisione liturgica.

☦️ Padre Gregorio 


martedì 31 marzo 2026

Il Ritorno alle Sorgenti: La Missione della Chiesa Italo-Ortodossa Autonoma Riformata

Il Ritorno alle Sorgenti: La Missione della Chiesa Italo-Ortodossa Autonoma Riformata

​In un tempo di smarrimento spirituale, dove le radici sembrano farsi fragili e l’identità cristiana appare spesso sbiadita, sorge una chiamata al ritorno. Non si tratta di guardare al passato con nostalgia, ma di restaurare il futuro riscoprendo la purezza del primo millennio. La Chiesa Italo-Ortodossa Autonoma Riformata nasce con un mandato preciso: riportare nel cuore dell’Occidente il soffio del Cristianesimo delle origini.

​La nostra missione si fonda sulla fede che i Santi Apostoli Pietro e Paolo portarono a Roma. Riconosciamo in Pietro il Corifeo degli Apostoli, la roccia della testimonianza e il primo Patriarca d’Occidente. Tuttavia, lo riconosciamo per ciò che era nel primo millennio: un centro di unità nella carità, un "primo tra pari" tra i fratelli vescovi, capo del Patriarcato Cristiano Ortodosso di Roma, inteso come quella sede che, prima dei grandi scismi e delle centralizzazioni medievali, custodiva la Verità dogmatica in comunione con tutto l'orbe cristiano, all'unisono con la cosiddetta Pentarchia.

​Per dare voce a questa missione, abbiamo scelto di celebrare il Divino Sacrificio attraverso il Rito Gallicano, adattato con sapienza. È un rito antico, latino nella lingua e nella sensibilità, ma profondamente ortodosso nella struttura.

​A differenza delle forme liturgiche moderne, noi conserviamo con venerazione la Proscomidia: il rito solenne della preparazione del Pane e del Vino. In quel momento sacro, l'intero cosmo e l'intera Chiesa — angeli, santi, vivi e defunti — vengono radunati attorno all'Agnello sul Diskos. È una liturgia che non è spettacolo, ma partecipazione reale al Mistero Celeste.

​Spesso si pensa all'Ortodossia come a qualcosa di etnico o lontano. La nostra Chiesa dimostra il contrario: si può essere pienamente fedeli alla dottrina ortodossa dei primi sette Concili Ecumenici rimanendo figli dell'Occidente.

  • ​Non siamo contro il Cattolicesimo Romano odierno, ma offriamo la riscoperta di quella Cattolicità Ortodossa che Roma stessa viveva nei primi secoli.
  • Non siamo un'importazione moderna, ma una restaurazione di ciò che è stato indebitamente dimenticato.

​Ogni nostra preghiera, ogni incenso levato e ogni parola del Vangelo ha un solo scopo: la salvezza delle anime. La Chiesa come insegnato da Gesù e dagli Apostoli, non è un'organizzazione giuridica, ma un "Ospedale Spirituale". Attraverso i Sacramenti amministrati secondo la tradizione apostolica e la fedeltà ai canoni antichi, offriamo ai fedeli la medicina dell'immortalità.

​"Camminiamo sulle strade di oggi con il cuore dei Padri, perché solo tornando alla Sorgente l'acqua torna a essere pura."

​Invitiamo chiunque cerchi una fede che sia allo stesso tempo rigorosa nella dottrina e ardente nella carità a scoprire questo cammino. Siamo la Chiesa che non ha mai smesso di amare la Roma di Pietro e Paolo, cercando di servirla nella Verità dell'Ortodossia.


venerdì 20 febbraio 2026

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì"

La Giustizia come Bene Comune: Perché, come Pastore, scelgo il "Sì"

​In queste settimane che ci separano dal referendum del 22 e 23 marzo, il dibattito sulla riforma della giustizia ha assunto toni accesi, coinvolgendo non solo il mondo della politica e del diritto, ma anche le comunità di fede. Recentemente, abbiamo assistito a interventi di esponenti della Chiesa Cattolica (CEI) che, seppur informalmente, hanno espresso orientamenti orientati al "No".

​Come Pastore della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata, sento il dovere di offrire una riflessione differente, non per spirito di contrapposizione, ma per amore della verità e del bene del nostro popolo. Credo fermamente che le ragioni del rispondano a un’esigenza di giustizia che è, prima di tutto, un’istanza etica.

​La riforma propone la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Da un punto di vista evangelico, la "terzietà" non è un freddo tecnicismo, ma la garanzia che ogni uomo e donna, davanti a un tribunale, trovi un ascolto libero da pregiudizi.

​"Non farete ingiustizia in giudizio; non avrai riguardo alla persona del povero, né onorerai la persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia" (Levitico 19:15).


​Perché la giustizia sia credibile, il Giudice deve essere strutturalmente distinto dall'Accusa. Solo così il "Giusto Processo", sancito dall'Articolo 111 della nostra Costituzione, diventa realtà tangibile per il cittadino.

​Un altro pilastro della riforma è l'introduzione del sorteggio per i componenti del CSM. Spesso la politica e le istituzioni (comprese quelle ecclesiali) rischiano di restare intrappolate in logiche di appartenenza e "correnti".

Affidarsi a un sorteggio non è un segno di sfiducia nella competenza, ma un atto di umiltà istituzionale. Significa spezzare i legami di interesse che a volte offuscano il merito e l'indipendenza, permettendo alla magistratura di ritrovare la sua purezza originaria.

​La nostra Chiesa, Italo Ortodossa  Riformata, vive nel mondo senza esserne schiava, ma ne riconosce i bisogni di rinnovamento e li sostiene . Non dobbiamo temere il cambiamento se questo punta a una maggiore trasparenza ed equilibrio. Sostenere il significa, a mio avviso, incoraggiare un sistema in cui al centro c'è la dignità della persona, e rendere l'apparato giudiziario più equilibrato, meno autoreferenziale e quindi percepito più equilibrato.

​Votare è un atto di responsabilità civile  e come cristiani, siamo chiamati a essere "sale della terra". Il mio invito non è a una scelta di parte, ma a una scelta di coscienza. Sostenere questa riforma significa scommettere su una giustizia più umana, più limpida e, per questo, più vicina al modello di equità che Dio ci chiede di perseguire e in ultimo ma non da ultimo significa riportare nella società quella Cristianità che si considera morta, ma che in realtà è ancora tenacemente presente in un "piccolo resto".  

​Il 22 e 23 marzo, io voterò SÌ. Per una giustizia che non sia solo punizione, ma verità condivisa, educazione al rispetto del prossimo e del bene comune.

P. Gregorio 

lunedì 26 gennaio 2026

Filakto e Scapolare: due sacramentali della tradizione cristiana

Se siete mai stati in Grecia, o se avete osservato con attenzione il risvolto della giacca di un nonno ortodosso o la culla di un neonato, avrete notato un piccolo quadratino di stoffa colorata, spesso ricamato con una croce.

​Quel piccolo oggetto è il Filakto (dal greco phylaktos, "custodire", "proteggere"). Non è un semplice amuleto, ma un concentrato di spiritualità e tradizione millenaria.

​Nella tradizione ortodossa, il Filakto è un sacramentale che viene solitamente confezionato nei monasteri o dal sacerdote. All'interno di quel minuscolo sacchetto di velluto o seta non c'è "magia", ma segni tangibili di devozione:

  • Fiori dell'Epitaphios: frammenti di fiori benedetti durante il Venerdì Santo.
  • Cotone imbevuto di olio santo: proveniente dalle lampade che ardono davanti alle icone dei santi.
  • Frammenti di incenso o terra santa.

​Portarlo addosso è un modo per ricordarsi costantemente della presenza di Dio e della protezione dei Santi. È il primo regalo che spesso riceve un bambino al battesimo, appuntato discretamente sui vestiti per "custodire" il suo cammino.

​Un ponte tra Oriente e Occidente: Filakto e Scapolare 

​Il Filakto è per molti versi l’equivalente orientale dello Scapolare cattolico. Sebbene abbiano origini storiche diverse, il "cuore" spirituale è lo stesso.

  • Lo Scapolare occidentale nasce come parte dell’abito monastico (la striscia di stoffa che scende sulle spalle) per poi diventare, in formato ridotto, un segno di devozione mariana per i laici.
  • Il Filakto orientale nasce come una protezione, benedizione portatile, legata spesso ai luoghi santi o alle reliquie.

​Entrambi rappresentano il desiderio umano di "indossare la preghiera". Proprio come lo scapolare è un segno di affidamento alla Madonna, il Filakto è un richiamo visibile alla grazia invisibile. In un certo senso, sono "abiti spirituali" in miniatura: ci ricordano che la fede non è qualcosa che lasciamo in chiesa la domenica, ma qualcosa che cammina con noi, nel taschino o vicino al cuore.

​In un mondo che corre veloce, il Filakto ci invita alla lentezza e alla cura. È un oggetto tattile, profumato di incenso e storia, che ci connette a generazioni di fedeli che hanno cercato protezione e conforto nel divino.

E voi? Conoscevate questa tradizione o ne possedete uno? Raccontatecelo nei commenti! 👇

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martedì 16 settembre 2025

Apostolicita': questione di fede, storia o d' entrambi?

L'apostolicità: una questione di fede o di storia?

​Come cristiani, spesso sentiamo dire che la Chiesa cattolica e quella ortodossa sono "apostoliche", cioè che la loro tradizione risale direttamente agli apostoli di Gesù. Ma credo che sia fondamentale chiederci: questa affermazione regge a un'analisi storica e intellettuale onesta?

​Personalmente, ho iniziato a nutrire dei dubbi quando ho riflettuto su una semplice domanda: cosa succederebbe se Gesù tornasse oggi e scegliesse un "nuovo Pietro", un apostolo sposato, e lo ponesse a capo della Chiesa? Episcopo quindi?

​La risposta, a mio avviso, è un'insorgere. Roma e Costantinopoli con la loro rigida "tradizione" del celibato sacerdotale ( o episcopale) e la loro struttura gerarchica, non lo accetterebbero. Si scatenerebbe una crisi profonda, che metterebbe in discussione non solo una norma secolare, ma l'intera autorità papale a Roma.

​La mia tesi: un allontanamento dalla tradizione originaria

​Da questa riflessione, ho maturato una convinzione: la Chiesa , pur richiamandosi alla tradizione apostolica, si è allontanata da essa. La sua stessa reazione a un'ipotetica scelta di Gesù dimostra questo allontanamento.

​Perché lo penso?

  • Pietro era sposato. Il primo "Papa", colui che la tradizione cattolica considera la roccia su cui è stata fondata la Chiesa, aveva una suocera, come raccontano i Vangeli. Nelle prime comunità cristiane, la scelta di un leader sposato non sarebbe stata un problema. Il fatto che oggi lo sia, dimostra che la Chiesa si è evoluta in modo significativo. Qualcuno dirà che se ha fatto delle evoluzioni, sono avvenute nel solco dei Concilio...ma questo quindi significa che è messa in dubbio l' affermazione di Gesù che recita: " Il mondo passa, le mie parole non passeranno mai"!?
  • La rigidità della struttura. A differenza della prima Chiesa, che era più flessibile e collegiale, oggi la Chiesa è un'istituzione complessa, con un'autorità centralizzata con leggi severe. L'apostolicità non è più una questione di fedeltà al messaggio del Vangelo, ma di appartenenza a una catena ininterrotta di vescovi e di accettazione dei dogmi sviluppati nel corso dei secoli.

​La differenza tra storia e fede

​Non sto mettendo in discussione la fede di milioni di persone. Sto sollevando un punto di onestà intellettuale: se la Chiesa ha sviluppato una struttura che la rende incapace di accettare una scelta di Gesù, allora forse la sua pretesa di essere "strettamente apostolica" si basa più su un'interpretazione della storia che sulla storia stessa.

​Questa non è una mera provocazione, anzi non lo è affatto, ma è una legittima domanda che ci spinge a distinguere tra ciò che è stato rivelato da Cristo e ciò che è stato costruito dall'uomo. E a mio avviso, una Chiesa che non saprebbe come reagire a un "nuovo Pietro" sposato, è la prova che si è allontanata dalla sua origine e crea in me un problema di coscienza!

​Cosa ne pensate voi? Credete che la Chiesa di oggi sia ancora strettamente legata alla sua origine apostolica o che si sia allontanata dalla sua essenza? Fatemelo sapere nei commenti.

P. Gregorio 

giovedì 28 agosto 2025

La Grande Tribolazione: "Alla fine, il mio Cuore Immacolato Trionferà!"

 "Alla fine, il mio cuore Immacolato Trionferà"


Queste cari lettori sono le parole secondo la tradizione cattolica attribuite alla Vergine Maria durante l'apparizione del 13 luglio 1917 a Fatima in Portogallo. Durante l'apparizione, dopo aver mostrato ai pastorelli la visione dell'inferno, la Madonna disse le famose parole scritte sopra. Parole di speranza e promessa di vittoria finale del bene sul male, legata al rinnovamento spirituale del mondo.

Le "rivelazioni" mariane di Fatima, sono state riconosciute autentiche dalla Chiesa Cattolica, e sono conosciute anche nelle altre Chiese Cristiane, che pur non entrando in merito alla genuinità dell'apparizione, di certo non possono ignorare il fatto che quelle parole comunque collimano con ciò che invece è universalmente già rivelato e accettato da tutte le chiese cristiane nell'Apocalisse 12 che recita di una "Donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di 12 stelle" che combatterà e vincerà un drago (il male). In Apocalisse 21,4 conferma che "Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, nè lutto nè lamento..." ...insomma la Vittoria del Bene sul male!

Confortati da questa promessa biblica, non dobbiamo però dimenticare che prima del Trionfo del bene sul Male vi sarà la Grande Tribolazione, che da più parti è considerato un periodo di grandi prove e sofferenze per tutta la Chiesa terrestre. Della tribolazione parla anche l'Apocalisse, la stessa Madonna di Fatima e molti veggenti e profeti. 

A tal proposito sento necessario da qualche mese di rivelare a chi mi legge e mi ascolta una rivelazione mariana fattami nel 2016. Ho gia fatto una prima rivelazione nel mese di giugno scorso durante una omelia e catechesi, ma sento che non basta e perciò ho deciso di scrivere questo articolo, i tempi sono maturi.

Nel 2016 ho avuto una esperienza molto particolare, la visione della Theotokos che rivolgendosi a me da una alta rupe, con volto preoccupato e fare ansioso mi dice, protendendo il braccio destro verso di me (come di chi chiede aiuto per oltrepassare un fosso),  " Le Sette Chiese sono in pericolo"!  (Chiara allusione al primo capitolo dell' Apocalisse).

L'ambientazione della visione era con allo sfondo fumo nero e fuoco e anche ai piedi della vergine vi era come un'ombra scura che sembrava impedirle di muoversi per aiutare le Sette Chiese e di lì scaturiva la sua proccupazione. Oggi ho deciso di rendere pubblica parzialmente questa mia rivelazione privata perchè mi è stato chiesto e perchè i tempi sono maturi, infatti la Grande Tribolazione per le Chiese è in procinto di iniziare e la Terra Santa sarà lo scenario dell'inizio, e il Piccolo Resto è un concetto non solo cattolico, ma cristiano, infatti la persecuzione sarà verso i credenti senza distinzione! Non posso aggiungere altro, né posso commentare ciò che ho visto, ma in tutto questo vi esorto a non dimenticare la promessa dell'Apocalisse, il Bene Trionferà! Tuttavia badiamo a non cullarci sugli allori, perchè come è vero che ci sarà la Grande Vittoria è verità che ci sarà il Giudizio Universale, nel quale saremo chiamati a rispondere ugualmente. Preghiamo, pregate e rimanete aggrappati al Vangelo che sempre è stato e sarà l'unica Verità, Vita e Via. Pace a Tutti.☦️

☦️P. Gregorio 

lunedì 28 luglio 2025

Il rito della Benedizione

Che cos'è la Benedizione Sacerdotale? 
​Ti sei mai chiesto cosa sia esattamente la benedizione sacerdotale e perché sia così importante nella nostra fede? Spesso ne sentiamo parlare o la riceviamo, ma capirne il significato profondo può aiutarci a viverla con maggiore consapevolezza.
​La benedizione sacerdotale non è un sacramento, ma un sacramentale. Qual è la differenza?
​I Sacramenti (come il Battesimo, l'Eucaristia, la Confessione, ecc.) sono stati istituiti direttamente da Gesù Cristo e conferiscono la grazia divina in modo diretto ed efficace. Sono segni visibili che producono ciò che significano.
​I Sacramentali, invece, sono segni sacri istituiti dalla Chiesa (non direttamente da Cristo) con i quali vengono significati effetti soprattutto spirituali, ottenuti per intercessione della Chiesa. Essi preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa.
​La benedizione sacerdotale, in particolare, è un gesto con cui il sacerdote, in nome di Cristo e con l'autorità della Chiesa, invoca la grazia e la protezione di Dio su persone, oggetti o luoghi. È un modo per chiedere a Dio di riversare le sue benedizioni, ovvero doni, favori e protezione divina.
​Un aspetto fondamentale e spesso meno conosciuto della benedizione sacerdotale è la sua valenza di esorcismo. Sì, hai capito bene! Ogni benedizione, anche la più semplice, contiene in sé una dimensione esorcistica. Non stiamo parlando dell'esorcismo maggiore, che è un rito specifico per liberare da possessioni demoniache. Parliamo piuttosto di un "piccolo esorcismo", una preghiera che allontana le influenze negative e il maligno.
​Quando un sacerdote benedice, invoca la potenza di Dio per scacciare ogni presenza o influenza del male, purificare l'ambiente spirituale e proteggere le persone da ogni insidia diabolica. È un'affermazione della signoria di Cristo su ogni forza oscura, un gesto di protezione spirituale che ci circonda con la grazia divina.
​Cosa significa ricevere una benedizione sacerdotale?
Quando un sacerdote ti benedice, sta agendo come strumento di Dio. Non è la sua persona a conferire la grazia, ma Cristo stesso che opera attraverso di lui. Ricevere una benedizione è un atto di fede e apertura alla volontà divina. È un momento per accogliere la pace, la forza e la guida di Dio nella tua vita, e anche per sentirti protetto dalle insidie del male.
​Pensa alla benedizione come a un abbraccio spirituale di Dio, un promemoria della Sua costante presenza e del Suo amore incondizionato per ciascuno di noi, e anche un "scudo" contro le avversità spirituali.
​Hai mai provato un particolare senso di pace dopo una benedizione? Condividi la tua esperienza nei commenti! 👇

+++ Rev.mo Padre Gregorio 

Il Calendario Liturgico tra Dogma e Prassi: La Soluzione Ecclesiastica della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata

Il Calendario Liturgico tra Dogma e Prassi: La Soluzione Ecclesiastica della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata ​Nel dib...