mercoledì 29 settembre 2021

L'Erboristeria: Conoscenza antica e sacra per la cura della salute

 


 

L'erboristeria è la scienza che si occupa delle piante officinali, medicinali, piante aromatiche, piante alimurgiche e cosmetiche, della loro coltivazione, riconoscimento, raccolta, produzione conservazione, elaborazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia), cosmetici o nutritivi (integratori e nutraceutici).

 

Le origini di questa “sagezza” risalgono a migliaia di anni fa e sono strettamente legate alla nascita e alla sopravvivenza dell’uomo. Tutti gli esseri animali, uomo compreso, dipendono dal regno vegetale dal quale prendono i nutrienti necessari e indispensabili per le loro funzioni vitali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980 a Tien-Tsin in Cina, definì le piante medicinali nel seguente modo: “E’ pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche”.

 

Le più antiche testimonianze di impiego terapeutico delle piante medicinali sono egiziane, risalenti al quarto millennio avanti Cristo, e sempre dello stesso periodo sono note le testimonianze della Medicina tradizionale Cinese, l’Ayurveda e la medicina tradizionale Tibetana. In occidente, la piu antica fonte scritta di conoscenza erboristica è rappresentata dal papiro di Ebers ( 1500 a. C.). L’ erboristeria ebbe un forte sviluppo nella civiltà greca, a cui risalgono i primi trattati medici quali “L’Erbario Greco” di Dioscoride, o la “Storia Naturale” di Plinio il Vecchio.

 

Il periodo rinascimentale possiamo farlo coincidere con la nascita della moderna Erboristeria, che comincia ad assere piu’ conosciuta come fitoterapia, insegnata nelle prime scuole mediche laiche e Università, tra le quali possiamo annoverare la “Scuola Medica Salernitana”. Più tardi, sul finire del 1400, l’erboristeria potrà contare su Philiph Theophrast Bombast von Hohenheim, detto “Paracelso”, medico e alchimista. Di Paracelso sono da ricordare tra i tanti due aforismi di grande significato:

“ La natura causa e cura le malattie, ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l’uomo invisibile al pari dell’uomo visibile”, e ancora “Sola dosis facit venenum”, aforisma quest’ultimo che rappresenta il canone fondamentale della Farmacognosia.

 

Attualmente l’Erboristeria, può contare su modernissime tecniche di coltivazione delle piante medicinali, altrettanto moderni sistemi di estrazione e titolazione dei principi attivi. È adottata da medici, farmacisti, dietisti, naturopati, veterinari, terapisti alternativi e complementari. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili nelle erboristerie, in parte nelle farmacie, e alcuni a carattere alimentare in supermercati biologici, specifici per celiaci ecc.

Il vantaggio dei prodotti erboristici è rappresentato dalle poche controindicazioni rendendo i prodotti non sintetizzati più sicuri di quelli farmaceutici concentrati sinteticamente ; lo svantaggio è costituito dai costi e dai tempi meno brevi rispetto ai farmaci di sintesi.

 Padre Gianni De Paola - Sacerdote Ortodosso, Naturopata esperto di rimedi erboristici.

domenica 9 maggio 2021

DOMENICA DI TOMMASO E NICOLA DI MYRA


LA DOMENICA DI TOMMASO

“...beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Queste le parole di Gesù a Tommaso che non credette fintanto che non vide con i suoi occhi e toccò con le sue mani Gesù!


Oggi 9 Maggio 2021, coincidono la Domenica di Tommaso e la festa per la traslazione di S. Nicola da  Myra a Bari, e per analogia possiamo considerare “Tommaso” tutti coloro che non credono senza vedere e “Nicola di Myra” come coloro che credono senza aver visto.


Infatti, mentre il Vangelo di Giovanni (20:19-31) narra l’incredulità di Tommaso, una leggenda narra di Nicola di Myra, Vescovo (futuro San Nicola) che durante il Concilio di Nicea (anno 325) prese a schiaffi Airo, sacerdote berbero portavoce e sostenitore della corrente teologica conosciuta come “arianesimo” che non considerava Gesù come una delle tre “persone” di Dio uno e trino, corrente che poi fu condannata. Ecco in questa leggenda Nicola per fede incrollabile pur non avendo visto difende Gesù e la sua Essenza, Nicola e colui che crede senza aver visto.


Ognuno di noi può riconoscersi in quanto a fede o in Tommaso o in Nicola. Gesù ci dice che coloro che credono senza aver visto sono “beati” per la fede, tuttavia non condanna Tommaso che nonostante fosse un suo discepolo datato non credette subito alla resurrezione di Cristo! Dio Padre infatti non condanna chi ha necessità di verifiche per credere, ma certamente non apprezza coloro che scimmiottano chi ha fede. Tommaso non crede senza vedere, ma non si prende gioco dei suoi compagni discepoli che gli annunciano la resurrezione di Cristo!  Tommaso resta un uomo serio, consapevole dei propri limiti, in merito alla fede, non scimmiotta la fede altrui per appianare la propria posizione!


In Conclusione fratelli Beati coloro che crederanno senza aver visto e a Te Tommaso mi raccomando cerca in maniera autentica la Tua verità senza insabbiare, imbrattare la Verità che si mostra agli occhi della Fede!


Sia lodato Gesù Cristo, Buona Domenica.

☦️Padre Gianni





domenica 28 marzo 2021

2^ Domenica della Grande Quaresima. Domenica S. Gregorio Palamas.

 Questa seconda domenica di grande quaresima era originariamente dedicata a San Policarpo di Smirne (23 febbraio). Dopo la sua glorificazione nel 1368, una seconda commemorazione di San Gregorio Palamas (14 novembre) fu nominata per la seconda domenica di Quaresima come secondo "trionfo dell'ortodossia".

San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica, nacque nell'anno 1296 a Costantinopoli. Il padre di san Gregorio divenne un eminente dignitario alla corte di Andronico II Paleologo (1282-1328), ma morì presto e Andronico stesso prese parte all'educazione e all'educazione dell'orfano di padre. Dotato di ottime capacità e di grande diligenza, Gregorio padroneggiava tutte le materie che allora comprendevano l'intero corso dell'istruzione superiore medievale. L'imperatore sperava che il giovane si dedicasse al lavoro di governo. Ma Gregorio, appena ventenne, si ritirò sul Monte Athos nell'anno 1316 (altre fonti dicono 1318) e divenne novizio nel monastero di Vatopedi sotto la guida dell'anziano monastico San Nikodemos di Vatopedi (11 luglio). Lì fu tonsurato e iniziò la via dell'ascetismo. Un anno dopo, il santo evangelista Giovanni il Teologo gli apparve in visione e gli promise la sua protezione spirituale. Anche la madre e le sorelle di Gregory divennero monaci.

Dopo la morte dell'anziano Nikodemos, san Gregorio trascorse otto anni di lotta spirituale sotto la guida dell'anziano Niceforo e, dopo la morte di quest'ultimo, Gregorio si trasferì alla Lavra di sant'Atanasio (5 luglio). Qui ha prestato servizio nella trapeza, e poi è diventato un cantante di chiesa. Ma dopo tre anni, si è trasferito nel piccolo skete di Glossia, lottando per un maggior grado di perfezione spirituale. Il capo di questo monastero iniziò a insegnare al giovane il metodo della preghiera incessante e dell'attività mentale, che era stato coltivato dai monaci, a cominciare dai grandi asceti del deserto del IV secolo: Evagrius Pontikos e San Macario d'Egitto (19 gennaio).

Più tardi, nell'XI secolo San Simeone il Nuovo Teologo (12 marzo) fornì istruzioni dettagliate sull'attività mentale per coloro che pregavano in modo esteriore, e gli asceti dell'Athos lo misero in pratica. L'uso esperto della preghiera mentale (o preghiera del cuore), che richiede solitudine e quiete, è chiamato "Esicasmo" (dal greco "hesychia" che significa calma, silenzio), e coloro che la praticavano erano chiamati "esicasti".

Durante la sua permanenza a Glossia, il futuro gerarca Gregory divenne pienamente incarnato dallo spirito dell'esicasmo e lo adottò come parte essenziale della sua vita. Nell'anno 1326, a causa della minaccia delle invasioni turche, lui ei fratelli si ritirarono a Tessalonica, dove fu poi ordinato al santo sacerdozio.

San Gregorio ha unito i suoi doveri sacerdotali con la vita di un eremita. Trascorreva cinque giorni della settimana in silenzio e in preghiera, e solo sabato e domenica veniva alla sua gente. Ha celebrato i servizi divini e ha predicato sermoni. Per i presenti in chiesa, il suo insegnamento spesso evocava tenerezza e lacrime. A volte visitava raduni teologici dei giovani istruiti della città, guidati dal futuro patriarca Isidoro. Dopo essere tornato da una visita a Costantinopoli, ha trovato un luogo adatto alla vita solitaria vicino a Tessalonica, nella regione di Bereia. Presto radunò qui una piccola comunità di monaci solitari e la guidò per cinque anni.

Nel 1331 il santo si ritirò sul monte. Athos e viveva in solitudine allo skete di San Savva, vicino alla Lavra di Sant'Atanasio. Nel 1333 fu nominato Igumen del monastero di Esphigmenou nella parte settentrionale della Montagna Sacra. Nel 1336 il santo tornò allo skete di San Savva, dove si dedicò alle opere teologiche, continuando così fino alla fine della sua vita.

Negli anni Trenta del Trecento ebbero luogo eventi nella vita della Chiesa d'Oriente che collocano San Gregorio tra i più significativi apologisti universali dell'Ortodossia, e gli conferiscono una grande fama come insegnante di esicasmo.

Intorno all'anno 1330 il dotto monaco Barlaam era arrivato a Costantinopoli dalla Calabria, in Italia. Autore di trattati di logica e astronomia, oratore abile e arguto, ricevette una cattedra universitaria nella capitale e iniziò ad esporre le opere di San Dionigi l'Areopagita (3 ottobre), il cui "apofatico" La teologia ("negativa", in contrasto con "katafatica" o "positiva") è stata acclamata in egual misura sia nella Chiesa orientale che in quella occidentale. Presto Barlaam si recò al monte. Athos, dove conobbe la vita spirituale degli esicasti. Affermando che era impossibile conoscere l'essenza di Dio, dichiarò la preghiera mentale un errore eretico. In viaggio dal Monte Athos a Tessalonica, e da lì a Costantinopoli, e poi di nuovo a Tessalonica, Barlaam entrò in disputa con i monaci e tentò di dimostrare la natura creata e materiale della luce di Tabor (cioè alla Trasfigurazione). Ha ridicolizzato gli insegnamenti dei monaci sui metodi di preghiera e sulla luce non creata vista dagli esicasti.

San Gregorio, su richiesta dei monaci atoniti, rispose dapprima con ammonimenti verbali. Ma vedendo la futilità di tali sforzi, mise per iscritto le sue argomentazioni teologiche. Così apparvero le "Triadi in difesa dei santi esicasti" (1338). Verso l'anno 1340 gli asceti atoniti, con l'assistenza del santo, compilarono una risposta generale agli attacchi di Barlaam, il cosiddetto "Tomo agiorita". Al Concilio di Costantinopoli del 1341 nella chiesa di Hagia Sophia San Gregorio Palamas discusse con Barlaam, concentrandosi sulla natura della luce del Monte Tabor. Il 27 maggio 1341 il Concilio ha accettato la posizione di san Gregorio Palamas, che Dio, inavvicinabile nella sua essenza, si rivela attraverso le sue energie, che sono dirette verso il mondo e sono in grado di essere percepito, come la luce del Tabor, ma che non sono né materiali né creati. Gli insegnamenti di Barlaam furono condannati come eresia, e lui stesso fu anatemizzato e fuggì in Calabria.

Ma la disputa tra i Palamiti e i Barlaamiti era tutt'altro che finita. A questi ultimi appartennero il discepolo di Barlaam, il monaco bulgaro Akyndinos, e anche il patriarca Giovanni XIV Kalekos (1341-1347); anche l'imperatore Andronico III Paleologo (1328-1341) era incline alla loro opinione. Akyndinos, il cui nome significa "colui che non infligge alcun danno", in realtà ha causato un grande danno con il suo insegnamento eretico. Akyndinos scrisse una serie di trattati in cui dichiarava san Gregorio e i monaci atoniti colpevoli di aver causato disordini ecclesiastici. Il santo, a sua volta, ha scritto una confutazione dettagliata degli errori di Akyndinos. Il patriarca sostenne Akyndinos e chiamò san Gregorio la causa di tutti i disordini e disordini nella Chiesa (1344) e lo fece rinchiudere in prigione per quattro anni. Nel 1347,

Nel 1351 il Concilio delle Blacherne sostenne solennemente l'Ortodossia dei suoi insegnamenti. Ma il popolo di Tessalonica non accettò subito san Gregorio, e fu costretto a vivere in vari luoghi. In uno dei suoi viaggi a Costantinopoli, la nave bizantina cadde nelle mani dei turchi. Anche in cattività, san Gregorio predicava ai prigionieri cristiani e persino ai suoi carcerieri musulmani. Gli Agareni furono stupiti dalla saggezza delle sue parole. Alcuni musulmani non furono in grado di sopportare questo, quindi lo picchiarono e lo avrebbero ucciso se non si fossero aspettati di ottenere un grande riscatto per lui. Un anno dopo, san Gregorio fu riscattato e tornò a Tessalonica.

San Gregorio compì molti miracoli nei tre anni prima della sua morte, guarendo chi era affetto da malattia. Alla vigilia del suo riposo, gli apparve in visione san Giovanni Crisostomo. Con le parole “To the heights! Verso le altezze! " San Gregorio Palamas si addormentò nel Signore il 14 novembre 1359. Nel 1368 fu canonizzato in un Concilio di Costantinopoli sotto il Patriarca Filoteo (1354-1355, 1364-1376), che redasse la Vita e i Servizi al santo.

mercoledì 24 febbraio 2021

San Tarasio vescovo di Costantinopoli


SAN TARASIO PATRIARCA



San Tarasio, Patriarca di Costantinopoli era di illustre stirpe. È nato e cresciuto a Costantinopoli, dove ha ricevuto un'ottima educazione. Fu rapidamente promosso alla corte dell'imperatore Costantino VI Porfirogenito (780-797) e della madre di Costantino, la santa imperatrice Irene (7 agosto), e il santo raggiunse il grado di senatore.

In questi tempi la Chiesa era agitata dal tumulto dei disordini iconoclasti. Il santo patriarca Paolo (30 agosto) sebbene in precedenza avesse sostenuto l'iconoclastia, in seguito si pentì e rassegnò le dimissioni. Si ritirò in un monastero, dove prese lo schema. Quando la santa imperatrice Irene e suo figlio l'imperatore vennero da lui, San Paolo disse loro che il più degno successore di lui sarebbe stato San Tarasio (che a quel tempo era ancora un laico).

Tarasio rifiutò per molto tempo, non ritenendosi degno di tale alto ufficio, ma poi cedette all'accordo comune a condizione che fosse convocato un Concilio ecumenico per affrontare l'eresia iconoclasta.

Procedendo in poco tempo attraverso tutti i ranghi clericali, San Tarasio fu elevato al trono patriarcale nell'anno 784. Nell'anno 787 fu convocato nella città di Nicea il Settimo Concilio Ecumenico, presieduto dal Patriarca Tarasio, e presenti 367 vescovi. La venerazione delle icone sacre è stata confermata al Concilio. Quei vescovi che si pentirono della loro iconoclastia, furono nuovamente ricevuti dalla Chiesa.

San Tarasio governò saggiamente la Chiesa per ventidue anni. Ha condotto una vita ascetica rigorosa. Spendeva tutti i suoi soldi per fini graditi a Dio, nutrendo e dando conforto agli anziani, agli impoveriti, alle vedove e agli orfani, e durante la Santa Pasqua preparò loro un pasto e li servì lui stesso.

Il santo Patriarca denunciò senza paura l'imperatore Costantino Porfirigenito quando calunniava la sua sposa, l'imperatrice Maria, nipote di San Filareto il Misericordioso (1 dicembre), affinché potesse mandare Maria in un monastero, liberandolo così di sposare la propria parente. San Tarasio rifiutò risolutamente di sciogliere il matrimonio dell'imperatore, per il quale il santo cadde in disgrazia. Ben presto, tuttavia, Costantino fu deposto da sua madre, l'imperatrice Irene.

San Tarasio morì nell'anno 806. Prima della sua morte, i demoni esaminarono la sua vita sin dalla sua giovinezza e cercarono di convincere il santo ad ammettere i peccati che non aveva commesso. “Sono innocente di ciò di cui mi accusi”, rispose il santo, “e mi calunni falsamente. Non hai alcun potere su di me. "

Pianto dalla Chiesa, il santo fu sepolto in un monastero da lui costruito sul Bosforo. Molti miracoli hanno avuto luogo presso la sua tomba.

Padre Gianni De Paola

( fonte Orthodox Church)

lunedì 30 novembre 2020

San Nicola di Myra. Il Vescovo che diventò Babbo Natale!

SAN NICOLA di Myra...

il vescovo che diventò Babbo Natale !

 

San Nicola ha affascinato il medioevo non meno del nostro tempo storico. Egli durante la vita si prese carico di orfani, vedove e gente perseguitata. Per questo, ancora oggi, egli continua a portare doni, e con essi  gioia e serenità alle genti del mondo, ma ha assunto le sembianze poetiche di: Babbo Natale e Santa Claus.

 

Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Divenuto vescovo di Myra nel 300, in un periodo in cui tutti i cristiani erano perseguitati, fu imprigionato ed esiliato da Diocleziano. Quando Costantino nel 313 permise il culto del cristianesimo, Nicola fu liberato e riassunse la carica di Vescovo di Myra. Dopo la sua morte (il 6 dicembre di un anno compreso tra il 340 e il 352), il suo corpo fu seppellito a Myra, e in seguito traslato a Bari da 62 marinai pugliesi. San Nicola divenne uno dei santi più venerati dai cristiani Ortodossi dell’Impero Bizantino: oggi è patrono della Russia e della Grecia, oltre che della città di Bari.

Intorno al secolo XI i marinai normanni lo elessero a loro protettore, contribuendo alla diffusione capillare del culto anche in Francia, in Germania, in Olanda e in Inghilterra.

San Nicola ispirò numerose opere letterarie e musicali: la “Liturgia di San Nicola” (secolo X), il dramma “Legenda Aurea” di Iacopo de Varagine (‘200), che nel 1438 fu tradotto in inglese sotto il titolo “The Gilte Legende”, ed altri componimenti di vario genere. Durante i secoli successivi il culto di San Nicola fu portato dai coloni olandesi anche nel Nuovo Mondo, a New York (allora New Amsterdam).

A Bari le spoglie di san Nicola vennero collocate in una chiesa cittadina, ma era una sistemazione provvisoria, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente. Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, e sede dell’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola. Nella cripta c’è anche una cappella orientale, dove i cristiani ancora “separati” dal 1054 possono celebrare la loro liturgia. Nicola di Mira, divenuto Nicola di Bari, è veramente  un santo per tutti i millenni

Durante la vita si prese cura dei poveri. La sua fama di generosità deriva dalla vicenda che lo vede benefattore di tre ragazze, le quali rischiavano di finire come prostitute non essendo il loro padre in grado di pagare i debiti da cui era gravato.

Quando San Nicola lo venne a sapere, per tre notti consecutive gettò nella finestra della stanza da letto delle figlie borsellini di monete salvandole da un destino infausto. Il padre pagò i debiti e gli rimasero anche  i soldi per le doti delle tre figlie. Per questo motivo le ragazze nubili che hanno il desiderio di sposarsi pregano San Nicola.

Durante la sua permanenza a Bari, salvò la vita ad alcuni marinai, per cui con l’attributo dell’ancora viene venerato come patrono dei marinai e dei commercianti. San Nicola protesse inoltre i pescatori e nell’Europa centrale i traghettatori, si curò dei ponti e protesse dalle alluvioni.

Il giorno della festa di San Nicola – il 6 dicembre – da allora fu associato alla ricchezza e alla prosperità.

Legato alla vicenda delle tre ragazze è rimasta legata al Santo la modalità della presentazione dei doni, generosi e di nascosto !  Si è instaurata l'usanza, a seconda dei vari paesi, di  presentare i doni o buttandoli dal camino, o nella calza, o nella scarpa.

San Nicola (St. Nicolaus o Santa Claus) porta i regali ai bambini in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Svezia e in altri paesi, ma non a Natale,  bensì in occasione della sua festa, il 6 dicembre. Lo sfruttamento commerciale della icona di Santa Claus, ha creato una sorta di contrapposizione con il Natale del Signore, facendo erroneamente coincidere la venuta del Babbo Natale ( Santa Claus) portatore di doni con la nascita di Cristo. Facendo un pò d'ordine con le date, si può tranquillamente lasciar continuare a sognare i bambini aspettando Babbo Natale! Magari il 6 Dicembre!

A Bari l’8 maggio si festeggia la traslazione delle ossa di San Nicola con un corteo storico ed una “regata” sul mare con le barche cariche di gente che vanno verso la statua del santo (le reliquie del Santo si trovano nella cripta della Chiesa di San Nicola sul Lungomare di Bari, dedicato all'Imperatore Augusto).

I devoti da sempre fanno ricorso al Santo per chiedere la salute del corpo e dello spirito, mediante il pio uso della manna, liquido odoroso che si crea nell'urna ove sono conservate le sue ossa. Quella che si distribuisce ai fedeli è acqua benedetta con una piccolissima quantità di manna pura.  Questa composizione viene conservata in bottigliette, viene usata come bevanda oppure per aspergere le parti malate del corpo. La manna di San Nicola, questa sua singolare reliquia, è fonte di speranza e salute per quanti vi ricorrono con fiducioso abbandono in Dio attraverso la devozione al Santo.

☦ Padre Gianni

giovedì 19 novembre 2020

Il Culto dei defunti presso gli ortodossi

 Il Culto dei defunti presso gli ortodossi


Il mese di novembre nella tradizione italiana e in generale della Chiesa cattolica latina è il mese dedicato alla commemorazione delle anime dei defunti. Nella tradizione ortodossa, non vi sono invece periodi dell'anno dedicati all'uopo, ma ogni momento è buono e giusto per fare memoria dei nostri cari.

Quando si parla di defunti, è ovvio che il tema principale è la morte, che per ogni cristiano dovrebbe rappresentare il momento più solenne della vita! Si sta passando infatti dal mondo "finito" a quello eterno e quindi "infinito". 
Tuttavia come ricordato nell' opera "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" di G. Leopardi, spesso l'uomo teme persino il suo giorno natale : "Forse...(...)..dentro covile o cuna, è funesto a chi nasce il dì natale!", l'uomo è tentato a cadere nella disperazione di una vita insignificante, proprio perchè segnata da un epilogo come la morte! 

Per il vero cristiano, la morte del corpo è la fine del purgatorio, che se è stato compiuto bene ci riserverà la vita eterna accanto a nostro Signore Gesù Cristo! In questa ottica, davanti all'imminente morte di una persona cara, non bisogna farsi prendere dallo sconforto e bisogna chiamare il prete affinchè ci si prenda cura della sua anima, bisogna somministrargli l' unzione degli infermi, la comunione, la confessione e pregare! Il Signore saprà se guarirlo o no! Il malato se cosciente deve partecipare attivamente alla preghiera!
E' alquanto inutile, anche se comprensibile, lasciarsi prendere dal pianto e privare i nostri cari del conforto finale, dato dalla nostra preghiera, segno del nostro conforto e sostegno al trapasso!

Nella tradizione ortodossa, dopo il consueto lavaggio e vestimento della salma, viene posta una croce nelle mani, giunte sul petto del defunto, a simboleggiare che la persona ha preso la sua croce e ha seguito Gesù nella sua vita. Null'altro deve essere messo all'interno della bara, neanche se il defunto aveva oggetti particolari alla quale era legato in vita perchè non può prendere con sé nulla di terreno, ma solo le ricchezze spirituali che ha costruito.
La sepoltura di un cristiano ortodosso avviene solo dopo il funerale in chiesa e deve avvenire in una bara di legno posta nella nuda terra, affinchè il corpo possa tornare facilmente alla terra. Una semplice croce o una piccola lapide con incisa una croce starà a testimoniare il luogo di sepoltura.

La cura spirituale e la commemorazione del defunto continuano per 40 giorni dopo la morte, giorni dove se possibile bisognerebbe commissionare una messa al giorno, o in alternativa almeno il terzo, nono e quarantesimo giorno, in occasione appunto del terzo, nono e quarantesimo giorno di commemorazione, è tradizione offrire i cosiddetti "pasti memoriali" ad amici e parenti intervenuti, invitando anche poveri e bisognosi, una buona opera in onore del defunto. Ai pasti memoriali è tradizione servire il Kolivo, grano bollito con aggiunta di miele e frutta secca, il grano a memoria del fatto che come il seme sepolto genera nuova vita anche noi siamo sepolti per una nuova vita e il miele e la frutta secca a significare la dolce vita in Cristo che ci attende dopo la morte!

 ☦️Padre Gianni de Paola

lunedì 16 novembre 2020

Simbologia della Croce Ortodossa





Guardando una Croce ortodossa, ciò che solitamente cade subito all’occhio è il “predellino inclinato” posto nella parte inferiore ove poggiano i piedi di Gesù. Tuttavia la Croce della tradizione ortodossa è piena di simbolismi e segni che rimandano a fatti delle sacre scritture, rendendo di fatto il Simbolo per eccellenza della cristianità uno scrigno  che custodisce il cuore della professione di fede del cristiano.

Vediamo di analizzare alcuni segni, almeno i più appariscenti:

 

1. La croce ortodossa non ha appeso il Cristo, inteso come la rappresentazione  tridimensionale dell’uomo, ma sulla scia di non apprezzare le statue, bensì al massimo le icone, sul crocifisso tradizionale ortodosso troviamo raffigurato Cristo Crocifisso, il nostro Salvatore! C’è da notare che non porta la corona di spine e che i suoi piedi sono inchiodati singolarmente, con due chiodi diversi. Dietro il corpo sono raffigurate la lancia, con la quale gli venne trafitto il costato e la canna con in punta una spugna, con la quale gli porsero l’aceto da bere.

2. Sopra la testa possiamo trovare scritte le espressioni in greco ”IC XC NI KA’” che significano “Gesù Cristo vince”. Sulla  tavola più in alto (come in quella latina) sono incise le lettere INBI, in greco (in latino INRI), incisione imposta da Pilato per scherno e che significa “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei”.

3. Sulla barra centrale, dove sono distese le braccia e inchiodate le mani, troviamo le raffigurazioni del sole (a sinistra) e della luna piena (a destra) che ricordano un passo di Gioele “Il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue” (GI 2:31). sopra le braccia troviamo l’iscrizione “Il Figlio di Dio” mentre sotto di esse “Ci prosterniamo davanti alla tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione”.

4. Veniamo infine alla barra diagonale su cui sono inchiodati i piedi. Non vi sono documenti storici e archeologici che ne garantiscono la realtà, ma nella tradizione ortodossa ormai ha assunto un tale importante significato che non potrebbe non esserci e tra l’altro è degno di venerazione secondo quanto riportato nel Salmo 98:5 “Adoriamo lo sgabello dei suoi piedi..” La Croce ortodossa assume le sembianze di una bilancia, simbolo della giustizia o del “Giudizio”, Gesù infatti fu crocifisso in mezzo a due ladroni, di cui uno, per essere pentito dei propri errori finì in paradiso, l’altro all’inferno, pertanto la parte alta della barra indica l’ascesa al paradiso, la parte bassa la discesa all’inferno.

    

 

 

 

Il Calendario Liturgico tra Dogma e Prassi: La Soluzione Ecclesiastica della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata

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