venerdì 22 luglio 2022

I Sacramentali: armi contro il diavolo


Nel pensiero collettivo, l'esorcismo è considerato il mezzo più efficace per difendersi dal diavolo, in realtà l'esorcismo è la cura ad un problema ormai in atto! Come prevenire gli attacchi ( ordinari e straordinari) e prevenire le imboscate del demonio?  La risposta è: Vivere in grazia di Dio attraverso una vita di fede, vivere i sacramenti e utilizzare con fede i sacramentali messi a disposizione della Chiesa.

Il demonio entra in contatto con noi, attraverso la ordinaria azione di tentazione, oppure attraverso opere straordinarie in due casi:

- mancanza dello stato di grazia (vita sregolata, azioni contro Dio ecc., ereditarietà Spirituale....)

- maleficio ( fatture, maledizioni, malocchio ecc.), volutamente commissionato a un mago ai danni di         qualcuno o qualcosa.

In tutti i casi, è necessario , affinchè il "malato" (in questo caso malato in spirito) guarisca, la sua stessa buona collaborazione con il prete esorcista. Quando l'ammalato collabora, la terapia fa più facilmente effetto. Lo stato di grazia e il perdono incondizionato svolgono un ruolo fondamentale nel processo di liberazione. Le persone oggetto di attacco malefico devono principalmente "perdonare"! Non bisogna illudersi: ricevere esorcismi o sacramentali senza impegnarsi in un cammino di conversione espone al rischio che una volta guariti, dopo poco il demonio torni con molti altri demoni a seguito.

I sacramentali agiscono anche in proporzione alla fede di chi li utilizza, però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia, per questo, essendo segni della fede della Chiesa in loro risiede tanta forza quanta fede.

In generale tutto ciò che è benedetto disturba il diavolo e indebolisce la sua azione (maleficio, fattura ecc.). Per questo a completamento della vita di grazia, è consigliato l'uso di acqua, sale e olio benedetti.

L'acqua benedetta evoca il rito del battesimo e richiama la protezione di Dio, solve e lava il male. Si può anche bere o aspergere luoghi, case e persone.

Il sale benedetto è consigliato per proteggere i luoghi dagli influssi diabolici. Consiglio di tenerne un pò in qualche angolo di casa, ufficio, auto ecc.

L'olio benedetto è utile per liberare il tubo digerente da frammenti di oggetti affatturati e ingeriti (ignaramente) e per la consacrazione di luoghi, oggetti persone ecc.

Altro accorgimento di prevenzione e difesa sono gli oggetti benedetti, infatti è sempre opportuno avere in casa un "Angolo bello", così chiamato nella tradizione cristiana ortodossa, un piccolo altarino domestico, ove vi siano le icone della sacra famiglia per esempio o del santo protettore e altre icone a piacimento. La famiglia, almeno mattino e sera si riunisca davanti all'Angolo bello e preghi invocando la protezione di Dio e i genitori segnino i figli e tra loro con acqua benedetta! Ovviamente l'Angolo bello e le icone devono essere benedette dal sacerdote.

L'uso di far benedire indumenti e fazzoletti (copricapo) risale invece agli Atti degli Apostoli (19,11-12):

" Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano". 

Con viva fede fratelli e sorelle rivolgetevi al vostro padre spirituale e chiedetegli benedizioni e sacramentali! Pace e bene a tutti.

Padre Gianni De Paola - Parrocchia S.Nicola di Myra, Campomarino (CB)

giovedì 5 maggio 2022

LA PACE

 PACE


La Pace, non è l’assenza di guerra. E’ una condizione raggiunta sul piano culturale, politico e ancor prima un fatto spirituale. (1040 - catechismo degli adulti CEI)

E’ dovere di tutti educare se stessi e il prossimo alla pace! 


Dono per eccellenza che l’uomo possiede è la parola e la parola permette la comunicazione. La comunicazione può essere a sua volta strumento per raggiungere la pace e diventa efficace quando crea edificazione e condivisione,  è altrettanto efficace per raggiungere la discordia poichè utilizzata per distruggere, dividere, mortificare, esasperare!


Comunicare è anche gestualità oltre che parola, è atteggiamento, tono di voce, è silenzio. 


Da vent’anni svolgo la professione di Naturopata e per deformazione professionale mi viene di analizzare questa nostra società e ad accostarla (come fosse una persona) a dei Fiori di Bach, che per chi conosce la floriterapia sa essere degli archetipi emozionali ricavati dall’”osservazione” anche sulla scorta della "Signatura rerorum” di paracelsiana memoria.


Ecco l’archetipo che rappresenta il mondo di oggi è senza dubbio “Scleranthus” , espressione di una infinità di dubbi, che ne genera di successivi, come in un labirinto senza via d’uscita, colto da sbalzi di umore e preso dallo sconforto cerca scelte collettive nella speranza più che convinzione, che mal comune sia mezzo gaudio! Comunque lo scleranthus delega volentieri agli altri la decisione finale! Questa condizione è segno di infermità, disarmonia e debolezza interiore! 


Tuttavia, le condizioni emotive, come sappiamo sono soggette a variazioni e condizionamenti, e infatti in quest’ultimo periodo si assiste al progredire di questo scleranthus verso uno stadio holly, che conferisce una personalità molto emotiva, suscettibile, permalosa che nutre sentimenti di competitività, vendetta frustrazione, sfiducia, odio.


Questa analisi tuttavia non dà soluzioni da sola, ma sappiamo, sempre partendo da una forma mentis naturopatica, che analizzando il sintomo saremo condotti alla causa! Però prima di arrivare alla causa bisogna che ricordiamo il processo eziologico della “malattia” secondo la naturopatia e cioè che il “disturbo” ( sintomo, malattia) ha origine dal conflitto tra Spirito e mente, conflitto che si riverbera sul soma instaurando una condizione di malattia.


Questo tipo di conflitto, spiegato molto bene dai principi della psicosomatica, se è vero (come è vero) necessita di un intervento di tipo Spirituale capace di sciogliere il conflitto con la Mente! Quindi oltre che sperare in Viaggi a Mosca da un lato e Egemonia su un territorio (anche perché solo di terreno si tratterebbe visto che di fedeli ce n'è pochi ormai) dall’altra, bisogna rivestirsi del proprio ruolo, e tornare al proprio mestiere e governare il mondo e non essere governati dal mondo!  Ecco questo credo sia il senso delle parole “guerra metafisica”!

Chi ha orecchi per intendere intenda!

Pace e Bene a Tutti! ( e mi raccomando non scomodiamo la Digos, ha da lavorare)


Padre Gianni.

venerdì 18 febbraio 2022

Ecumenismo

L’ Ecumenismo
Il termine “ecumenismo” deriva dal greco oikoumene, che indicava in passato la terra
abitata, e cioè il mondo come era conosciuto nell’antichità. Nell’uso ecclesiastico il termine
“ecumenico” è stato utilizzato per indicare tutto ciò che ha carattere di universalità, in
particolare i concili. Il “movimento ecumenico” invece, è partito nel primo decennio del 1900
e sotto la guida dello Spirito aspira a realizzare la piena comunione fra tutti i cristiani; “Come
Dio la vuole quando egli la vuole e con i mezzi che egli vuole” (P. Couturier).
Prima di ripercorrere brevemente le tappe del cammino ecumenico dal Novecento ad oggi e
esporre il mio pensiero, vorrei porre l’attenzione sul Vangelo, che è pietra angolare sulla
quale e dalla quale ogni ragionamento in materia di Spirito dovrebbe porre principio.
Il Vangelo oltre che “rivelazione” della volontà di Dio incarnato, Gesù Cristo, ha una valenza
profetica sempre attuale. Anche per il movimento ecumenico, Cristo Dio ci dà nel Vangelo
indicazioni della sua volontà, che dal mio punto di vista può essere profetica, in quanto il
movimento ecumenico è qualcosa di futuro cronologico rispetto al Vangelo, ma è attualità
rispetto a Dio.
Le indicazioni che Cristo ci dà sul come affrontare la questione del “pluralismo” dei suoi
seguaci lo troviamo appunto nel Vangelo! Come fosse una “Cartella compressa” per usare
un termine informatico, che rende perfettamente l’idea del mio pensiero, il Vangelo possiede
in sé già tutta le indicazioni per i Cristiani, fino alla nuova e definitiva venuta del Cristo.
Il Vangelo ci parla chiaramente della istituzione degli Apostoli, ci parla dei discepoli di Giovanni, ci parla dei suoi discepoli e ancora
delle genti che pur pagane chiedono intercessione a Cristo (vedasi soldato romano che
chiede di guarire il suo servo)....e quanti guariti (es.i dieci lebbrosi), o altri miracolati da
Cristo. Dalla figura di Gesù Cristo quindi nasce un insieme di vicende e personaggi che a
seconda della propria esperienza andranno a testimoniare Cristo.
Tra tutti i personaggi del Vangelo, gli apostoli scelti da Gesù apparentemente sembrano
avere un ruolo di primazia e di pregio in quanto “scelti”. In realtà il mio pensiero è che tutti
coloro che in ogni caso sono stati toccati da Gesù in quei 33 anni sono tasselli
“complementari” dello stesso puzzle, sono cartelle dello stesso file compresso. L’Apostolo ad
esempio è stato testimone della guarigione del cieco, ma non è il guarito da Cristo!
Immaginiamo senza riuscirci come deve essere stata profonda, immensa la gioia di aver
ricevuto la guarigione da Gesù, ...oltre al beneficio fisico il cieco, l’emorroissa, gli sposi
Cana, i dieci lebbrosi, Zaccheo ecc, avranno sentito dentro di sè i cori angelici esultare
axios, axios!…..di cosa? Della testimonianza della potenza di Dio. Ogni personaggio del
Vangelo quindi è “degno” di annunciare Cristo secondo la propria esperienza vissuta in
prima persona. E’ ovvio cari fratelli che da tutta questa massa di testimonianze non
potessero che nascere anche gruppi e movimenti pro Cristo a quel tempo, e che magari non
seguivano il gruppo degli apostoli “scelti” per varie ragioni pratiche.
Testimonianza di chi, pur non seguendo il gruppo dei dodici, testimonia Cristo, magari a
seguito proprio di “miracolo ricevuto”, (il Vangelo non dice nulla contro tale ipotesi), laabbiamo sia in Luca 9,49-50 che in Marco 9,38-40, nell’episodio chiamato “L’esorcista
estraneo” che recita:
Giovanni prese la parola dicendo:”Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demòni nel
tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi tra i tuoi seguaci”. Ma Gesù gli
rispose: “ Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi”.
La risposta di Gesù è secondo me una risposta profetica e ha valore dottrinale, come a
preparare gli Apostoli, quindi i suoi successori a continuare nel solco dell’ Ecumenismo e
non della Chiusura e di fatto Gesù Cristo costituisce il “parametro” per riconoscere la “piena
comunione” che non ha bisogno di ulteriori dichiarazioni o ufficializzazioni, è il suo “Nome”!
Chi con fede si muove in nome di Gesù Cristo è in comunione, lo stabilisce Gesu’ Cristo
stesso nelle parole del Vangelo. Alla luce delle parole di Gesù, Verità, Vita e Via, nessuno
può discriminare chi in Nome di Gesù, della Santissima Trinità, del Vangelo muove il suo
dovere di Testimonianza Evangelica.
Il dialogo ecumenico nel segno della comunione diventa non un qualcosa a discrezione delle
autorità delle relative organizzazioni, ma un atto di obbedienza a Gesù stesso!
I primi passi importanti del movimento ecumenico, partono dalle Chiese protestanti, nel
1910, che ad Edimburgo si incontrano per coordinare l’attività missionaria e renderla più
efficace. In questo momento non sono state invitate né la Chiesa Cattolica né quella
Ortodossa. Nel 1920 a Ginevra si ripete un incontro del mondo protestante a cui sono
invitate sia la chiesa cattolica che ortodossa, ma la chiesa cattolica declinerà l’invito.
Sempre nel 1920 l’Enciclica del Patriarcato ecumenico della Chiesa Ortodossa - Alle Chiese
di Cristo in ogni luogo - comincerà a lanciare proposte concrete, (ad esempio sul calendario
comune ecc.) e a muovere in maniera più profonda le coscienze. Anche se un po ' in ritardo
(40 anni almeno) arriva anche la risposta della Chiesa Cattolica con il Concilio Ecumenico
Vaticano II, che di fatto da’ delle direttive di apertura al dialogo. Ancora più slancio
ecumenico sarà dato dalla Enciclica di S.S. Papa Giovanni Paolo II - Ut Unum sint - (25
maggio 1995) che sulla scia del Vaticano II traccia, indica concrete azioni di dialogo fra i
cristiani tutti. La Enciclica nella parte introduttiva recita:
..."La testimonianza coraggiosa di tanti martiri del nostro secolo, appartenenti anche ad altre
chiese e comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa Cattolica, infonde nuova
forza all’appello conciliare e ci richiama l’obbligo di accogliere e mettere in pratica la sua
esortazione. Questi nostri fratelli e sorelle, accomunati nell’offerta generosa della loro vita
per il Regno di Dio, sono la prova più significativa che ogni elemento di divisione può essere
trasceso e superato nel dono di sé alla causa del Vangelo.”
Queste parole di grande umiltà ed apertura, arrivano forse un pò tardi, di quasi 2000 anni!
Ma viva Dio sono nel solco del Vangelo più che in quello Conciliare, come al termine viene
confermato.
L’Ecumenismo ha gli stessi nemici del Vangelo, le cose del mondo, le cose di Cesare….!
Non dovremmo mai dimenticare e prescindere dalle parole di Gesù e quindi del Vangelo.Il Vangelo ci rivela che siamo tutti uguali, tutti in comunione se siamo nel Nome di Gesù! Pur
testimoniando Gesù a partire dalla nostra personale esperienza di Gesù! Pur nella diversa
modalità del culto di Gesù.
A sostegno del dialogo tra i cristiani e della diffusione del Vangelo c’è la Testimonianza di
questi e la Preghiera! Sinceramente fratelli cari non vedo altre armi! Non me ne abbiate cari fratelli teologi, le mie sono solo riflessioni di un semplice e inutile servo del Signore!
Pace a tutti!
P.Gianni De Paola

mercoledì 29 settembre 2021

L'Erboristeria: Conoscenza antica e sacra per la cura della salute

 


 

L'erboristeria è la scienza che si occupa delle piante officinalimedicinalipiante aromatichepiante alimurgiche e cosmetiche, della loro coltivazione, riconoscimento, raccolta, produzione conservazione, elaborazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia), cosmetici o nutritivi (integratori e nutraceutici).

 

Le origini di questa “sagezza” risalgono a migliaia di anni fa e sono strettamente legate alla nascita e alla sopravvivenza dell’uomo. Tutti gli esseri animali, uomo compreso, dipendono dal regno vegetale dal quale prendono i nutrienti necessari e indispensabili per le loro funzioni vitali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980 a Tien-Tsin in Cina, definì le piante medicinali nel seguente modo: “E’ pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche”.

 

Le più antiche testimonianze di impiego terapeutico delle piante medicinali sono egiziane, risalenti al quarto millennio avanti Cristo, e sempre dello stesso periodo sono note le testimonianze della Medicina tradizionale Cinese, l’Ayurveda e la medicina tradizionale Tibetana. In occidente, la piu antica fonte scritta di conoscenza erboristica è rappresentata dal papiro di Ebers ( 1500 a. C.). L’ erboristeria ebbe un forte sviluppo nella civiltà greca, a cui risalgono i primi trattati medici quali “L’Erbario Greco” di Dioscoride, o la “Storia Naturale” di Plinio il Vecchio.

 

Il periodo rinascimentale possiamo farlo coincidere con la nascita della moderna Erboristeria, che comincia ad assere piu’ conosciuta come fitoterapia, insegnata nelle prime scuole mediche laiche e Università, tra le quali possiamo annoverare la “Scuola Medica Salernitana”. Più tardi, sul finire del 1400, l’erboristeria potrà contare su Philiph Theophrast Bombast von Hohenheim, detto “Paracelso”, medico e alchimista. Di Paracelso sono da ricordare tra i tanti due aforismi di grande significato:

“ La natura causa e cura le malattie, ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l’uomo invisibile al pari dell’uomo visibile”, e ancora “Sola dosis facit venenum”, aforisma quest’ultimo che rappresenta il canone fondamentale della Farmacognosia.

 

Attualmente l’Erboristeria, può contare su modernissime tecniche di coltivazione delle piante medicinali, altrettanto moderni sistemi di estrazione e titolazione dei principi attivi. È adottata da medici, farmacisti, dietisti, naturopati, veterinari, terapisti alternativi e complementari. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili nelle erboristerie, in parte nelle farmacie, e alcuni a carattere alimentare in supermercati biologici, specifici per celiaci ecc.

Il vantaggio dei prodotti erboristici è rappresentato dalle poche controindicazioni rendendo i prodotti non sintetizzati più sicuri di quelli farmaceutici concentrati sinteticamente ; lo svantaggio è costituito dai costi e dai tempi meno brevi rispetto ai farmaci di sintesi.

 Padre Gianni De Paola - Sacerdote Ortodosso, Naturopata esperto di rimedi erboristici.

domenica 9 maggio 2021

DOMENICA DI TOMMASO E NICOLA DI MYRA


LA DOMENICA DI TOMMASO

“...beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Queste le parole di Gesù a Tommaso che non credette fintanto che non vide con i suoi occhi e toccò con le sue mani Gesù!


Oggi 9 Maggio 2021, coincidono la Domenica di Tommaso e la festa per la traslazione di S. Nicola da  Myra a Bari, e per analogia possiamo considerare “Tommaso” tutti coloro che non credono senza vedere e “Nicola di Myra” come coloro che credono senza aver visto.


Infatti, mentre il Vangelo di Giovanni (20:19-31) narra l’incredulità di Tommaso, una leggenda narra di Nicola di Myra, Vescovo (futuro San Nicola) che durante il Concilio di Nicea (anno 325) prese a schiaffi Airo, sacerdote berbero portavoce e sostenitore della corrente teologica conosciuta come “arianesimo” che non considerava Gesù come una delle tre “persone” di Dio uno e trino, corrente che poi fu condannata. Ecco in questa leggenda Nicola per fede incrollabile pur non avendo visto difende Gesù e la sua Essenza, Nicola e colui che crede senza aver visto.


Ognuno di noi può riconoscersi in quanto a fede o in Tommaso o in Nicola. Gesù ci dice che coloro che credono senza aver visto sono “beati” per la fede, tuttavia non condanna Tommaso che nonostante fosse un suo discepolo datato non credette subito alla resurrezione di Cristo! Dio Padre infatti non condanna chi ha necessità di verifiche per credere, ma certamente non apprezza coloro che scimmiottano chi ha fede. Tommaso non crede senza vedere, ma non si prende gioco dei suoi compagni discepoli che gli annunciano la resurrezione di Cristo!  Tommaso resta un uomo serio, consapevole dei propri limiti, in merito alla fede, non scimmiotta la fede altrui per appianare la propria posizione!


In Conclusione fratelli Beati coloro che crederanno senza aver visto e a Te Tommaso mi raccomando cerca in maniera autentica la Tua verità senza insabbiare, imbrattare la Verità che si mostra agli occhi della Fede!


Sia lodato Gesù Cristo, Buona Domenica.

☦️Padre Gianni





domenica 28 marzo 2021

2^ Domenica della Grande Quaresima. Domenica S. Gregorio Palamas.

 Questa seconda domenica di grande quaresima era originariamente dedicata a San Policarpo di Smirne (23 febbraio). Dopo la sua glorificazione nel 1368, una seconda commemorazione di San Gregorio Palamas (14 novembre) fu nominata per la seconda domenica di Quaresima come secondo "trionfo dell'ortodossia".

San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica, nacque nell'anno 1296 a Costantinopoli. Il padre di san Gregorio divenne un eminente dignitario alla corte di Andronico II Paleologo (1282-1328), ma morì presto e Andronico stesso prese parte all'educazione e all'educazione dell'orfano di padre. Dotato di ottime capacità e di grande diligenza, Gregorio padroneggiava tutte le materie che allora comprendevano l'intero corso dell'istruzione superiore medievale. L'imperatore sperava che il giovane si dedicasse al lavoro di governo. Ma Gregorio, appena ventenne, si ritirò sul Monte Athos nell'anno 1316 (altre fonti dicono 1318) e divenne novizio nel monastero di Vatopedi sotto la guida dell'anziano monastico San Nikodemos di Vatopedi (11 luglio). Lì fu tonsurato e iniziò la via dell'ascetismo. Un anno dopo, il santo evangelista Giovanni il Teologo gli apparve in visione e gli promise la sua protezione spirituale. Anche la madre e le sorelle di Gregory divennero monaci.

Dopo la morte dell'anziano Nikodemos, san Gregorio trascorse otto anni di lotta spirituale sotto la guida dell'anziano Niceforo e, dopo la morte di quest'ultimo, Gregorio si trasferì alla Lavra di sant'Atanasio (5 luglio). Qui ha prestato servizio nella trapeza, e poi è diventato un cantante di chiesa. Ma dopo tre anni, si è trasferito nel piccolo skete di Glossia, lottando per un maggior grado di perfezione spirituale. Il capo di questo monastero iniziò a insegnare al giovane il metodo della preghiera incessante e dell'attività mentale, che era stato coltivato dai monaci, a cominciare dai grandi asceti del deserto del IV secolo: Evagrius Pontikos e San Macario d'Egitto (19 gennaio).

Più tardi, nell'XI secolo San Simeone il Nuovo Teologo (12 marzo) fornì istruzioni dettagliate sull'attività mentale per coloro che pregavano in modo esteriore, e gli asceti dell'Athos lo misero in pratica. L'uso esperto della preghiera mentale (o preghiera del cuore), che richiede solitudine e quiete, è chiamato "Esicasmo" (dal greco "hesychia" che significa calma, silenzio), e coloro che la praticavano erano chiamati "esicasti".

Durante la sua permanenza a Glossia, il futuro gerarca Gregory divenne pienamente incarnato dallo spirito dell'esicasmo e lo adottò come parte essenziale della sua vita. Nell'anno 1326, a causa della minaccia delle invasioni turche, lui ei fratelli si ritirarono a Tessalonica, dove fu poi ordinato al santo sacerdozio.

San Gregorio ha unito i suoi doveri sacerdotali con la vita di un eremita. Trascorreva cinque giorni della settimana in silenzio e in preghiera, e solo sabato e domenica veniva alla sua gente. Ha celebrato i servizi divini e ha predicato sermoni. Per i presenti in chiesa, il suo insegnamento spesso evocava tenerezza e lacrime. A volte visitava raduni teologici dei giovani istruiti della città, guidati dal futuro patriarca Isidoro. Dopo essere tornato da una visita a Costantinopoli, ha trovato un luogo adatto alla vita solitaria vicino a Tessalonica, nella regione di Bereia. Presto radunò qui una piccola comunità di monaci solitari e la guidò per cinque anni.

Nel 1331 il santo si ritirò sul monte. Athos e viveva in solitudine allo skete di San Savva, vicino alla Lavra di Sant'Atanasio. Nel 1333 fu nominato Igumen del monastero di Esphigmenou nella parte settentrionale della Montagna Sacra. Nel 1336 il santo tornò allo skete di San Savva, dove si dedicò alle opere teologiche, continuando così fino alla fine della sua vita.

Negli anni Trenta del Trecento ebbero luogo eventi nella vita della Chiesa d'Oriente che collocano San Gregorio tra i più significativi apologisti universali dell'Ortodossia, e gli conferiscono una grande fama come insegnante di esicasmo.

Intorno all'anno 1330 il dotto monaco Barlaam era arrivato a Costantinopoli dalla Calabria, in Italia. Autore di trattati di logica e astronomia, oratore abile e arguto, ricevette una cattedra universitaria nella capitale e iniziò ad esporre le opere di San Dionigi l'Areopagita (3 ottobre), il cui "apofatico" La teologia ("negativa", in contrasto con "katafatica" o "positiva") è stata acclamata in egual misura sia nella Chiesa orientale che in quella occidentale. Presto Barlaam si recò al monte. Athos, dove conobbe la vita spirituale degli esicasti. Affermando che era impossibile conoscere l'essenza di Dio, dichiarò la preghiera mentale un errore eretico. In viaggio dal Monte Athos a Tessalonica, e da lì a Costantinopoli, e poi di nuovo a Tessalonica, Barlaam entrò in disputa con i monaci e tentò di dimostrare la natura creata e materiale della luce di Tabor (cioè alla Trasfigurazione). Ha ridicolizzato gli insegnamenti dei monaci sui metodi di preghiera e sulla luce non creata vista dagli esicasti.

San Gregorio, su richiesta dei monaci atoniti, rispose dapprima con ammonimenti verbali. Ma vedendo la futilità di tali sforzi, mise per iscritto le sue argomentazioni teologiche. Così apparvero le "Triadi in difesa dei santi esicasti" (1338). Verso l'anno 1340 gli asceti atoniti, con l'assistenza del santo, compilarono una risposta generale agli attacchi di Barlaam, il cosiddetto "Tomo agiorita". Al Concilio di Costantinopoli del 1341 nella chiesa di Hagia Sophia San Gregorio Palamas discusse con Barlaam, concentrandosi sulla natura della luce del Monte Tabor. Il 27 maggio 1341 il Concilio ha accettato la posizione di san Gregorio Palamas, che Dio, inavvicinabile nella sua essenza, si rivela attraverso le sue energie, che sono dirette verso il mondo e sono in grado di essere percepito, come la luce del Tabor, ma che non sono né materiali né creati. Gli insegnamenti di Barlaam furono condannati come eresia, e lui stesso fu anatemizzato e fuggì in Calabria.

Ma la disputa tra i Palamiti e i Barlaamiti era tutt'altro che finita. A questi ultimi appartennero il discepolo di Barlaam, il monaco bulgaro Akyndinos, e anche il patriarca Giovanni XIV Kalekos (1341-1347); anche l'imperatore Andronico III Paleologo (1328-1341) era incline alla loro opinione. Akyndinos, il cui nome significa "colui che non infligge alcun danno", in realtà ha causato un grande danno con il suo insegnamento eretico. Akyndinos scrisse una serie di trattati in cui dichiarava san Gregorio e i monaci atoniti colpevoli di aver causato disordini ecclesiastici. Il santo, a sua volta, ha scritto una confutazione dettagliata degli errori di Akyndinos. Il patriarca sostenne Akyndinos e chiamò san Gregorio la causa di tutti i disordini e disordini nella Chiesa (1344) e lo fece rinchiudere in prigione per quattro anni. Nel 1347,

Nel 1351 il Concilio delle Blacherne sostenne solennemente l'Ortodossia dei suoi insegnamenti. Ma il popolo di Tessalonica non accettò subito san Gregorio, e fu costretto a vivere in vari luoghi. In uno dei suoi viaggi a Costantinopoli, la nave bizantina cadde nelle mani dei turchi. Anche in cattività, san Gregorio predicava ai prigionieri cristiani e persino ai suoi carcerieri musulmani. Gli Agareni furono stupiti dalla saggezza delle sue parole. Alcuni musulmani non furono in grado di sopportare questo, quindi lo picchiarono e lo avrebbero ucciso se non si fossero aspettati di ottenere un grande riscatto per lui. Un anno dopo, san Gregorio fu riscattato e tornò a Tessalonica.

San Gregorio compì molti miracoli nei tre anni prima della sua morte, guarendo chi era affetto da malattia. Alla vigilia del suo riposo, gli apparve in visione san Giovanni Crisostomo. Con le parole “To the heights! Verso le altezze! " San Gregorio Palamas si addormentò nel Signore il 14 novembre 1359. Nel 1368 fu canonizzato in un Concilio di Costantinopoli sotto il Patriarca Filoteo (1354-1355, 1364-1376), che redasse la Vita e i Servizi al santo.

mercoledì 24 febbraio 2021

San Tarasio vescovo di Costantinopoli


SAN TARASIO PATRIARCA



San Tarasio, Patriarca di Costantinopoli era di illustre stirpe. È nato e cresciuto a Costantinopoli, dove ha ricevuto un'ottima educazione. Fu rapidamente promosso alla corte dell'imperatore Costantino VI Porfirogenito (780-797) e della madre di Costantino, la santa imperatrice Irene (7 agosto), e il santo raggiunse il grado di senatore.

In questi tempi la Chiesa era agitata dal tumulto dei disordini iconoclasti. Il santo patriarca Paolo (30 agosto) sebbene in precedenza avesse sostenuto l'iconoclastia, in seguito si pentì e rassegnò le dimissioni. Si ritirò in un monastero, dove prese lo schema. Quando la santa imperatrice Irene e suo figlio l'imperatore vennero da lui, San Paolo disse loro che il più degno successore di lui sarebbe stato San Tarasio (che a quel tempo era ancora un laico).

Tarasio rifiutò per molto tempo, non ritenendosi degno di tale alto ufficio, ma poi cedette all'accordo comune a condizione che fosse convocato un Concilio ecumenico per affrontare l'eresia iconoclasta.

Procedendo in poco tempo attraverso tutti i ranghi clericali, San Tarasio fu elevato al trono patriarcale nell'anno 784. Nell'anno 787 fu convocato nella città di Nicea il Settimo Concilio Ecumenico, presieduto dal Patriarca Tarasio, e presenti 367 vescovi. La venerazione delle icone sacre è stata confermata al Concilio. Quei vescovi che si pentirono della loro iconoclastia, furono nuovamente ricevuti dalla Chiesa.

San Tarasio governò saggiamente la Chiesa per ventidue anni. Ha condotto una vita ascetica rigorosa. Spendeva tutti i suoi soldi per fini graditi a Dio, nutrendo e dando conforto agli anziani, agli impoveriti, alle vedove e agli orfani, e durante la Santa Pasqua preparò loro un pasto e li servì lui stesso.

Il santo Patriarca denunciò senza paura l'imperatore Costantino Porfirigenito quando calunniava la sua sposa, l'imperatrice Maria, nipote di San Filareto il Misericordioso (1 dicembre), affinché potesse mandare Maria in un monastero, liberandolo così di sposare la propria parente. San Tarasio rifiutò risolutamente di sciogliere il matrimonio dell'imperatore, per il quale il santo cadde in disgrazia. Ben presto, tuttavia, Costantino fu deposto da sua madre, l'imperatrice Irene.

San Tarasio morì nell'anno 806. Prima della sua morte, i demoni esaminarono la sua vita sin dalla sua giovinezza e cercarono di convincere il santo ad ammettere i peccati che non aveva commesso. “Sono innocente di ciò di cui mi accusi”, rispose il santo, “e mi calunni falsamente. Non hai alcun potere su di me. "

Pianto dalla Chiesa, il santo fu sepolto in un monastero da lui costruito sul Bosforo. Molti miracoli hanno avuto luogo presso la sua tomba.

Padre Gianni De Paola

( fonte Orthodox Church)

Il Ritorno alle Sorgenti: La Missione della Chiesa Italo-Ortodossa Autonoma Riformata

Il Ritorno alle Sorgenti: La Missione della Chiesa Italo-Ortodossa Autonoma Riformata ​In un tempo di smarrimento spirituale, dove le radic...