giovedì 29 maggio 2025

La Festa dell’Ascensione: tra Mistero Divino e Tradizione Popolare nel Sud Italia

La festa dell’Ascensione celebra uno dei momenti più solenni del calendario cristiano: il ritorno di Gesù Cristo al cielo, quaranta giorni dopo la sua risurrezione. Secondo gli Atti degli Apostoli (1, 9-11), Gesù, dopo aver parlato ai discepoli sul Monte degli Ulivi, fu elevato in cielo sotto i loro occhi, scomparendo in una nube. La Chiesa celebra questo evento il quarantesimo giorno dopo Pasqua, che cade sempre di giovedì.

Se da un lato la liturgia dell’Ascensione è carica di significato teologico e spirituale — Cristo che, asceso al Padre, inaugura la piena glorificazione dell’umanità — dall’altro questa ricorrenza ha dato vita, soprattutto nel Meridione d’Italia, a una fiorente tradizione popolare, agricola e rituale, che fonde il sacro con il ritmo stagionale della terra, un tempo di Benedizioni e Speranze per i Raccolti.

Nelle regioni del Sud Italia, l’Ascensione è stata per secoli un momento cruciale dell’anno agricolo. Si credeva che in questo giorno la terra si aprisse simbolicamente al cielo, e che le preghiere salissero più facilmente a Dio. Da qui l’usanza, ancora viva in alcuni borghi rurali, di benedire i campi e le messi affinché fossero fecondi e protetti da calamità.

In molte aree della Calabria, della Lucania e del Molise, era usanza che i contadini portassero in chiesa mazzetti di spighe, rami d’ulivo, fiori di campo o anche acqua raccolta dalle sorgenti al mattino presto: tutto ciò veniva benedetto durante la Messa dell’Ascensione e poi riportato a casa come protezione per l’intera famiglia, tradizione ancora perpetrata dalla nostra Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata.

In diversi paesi del Sud Italia, soprattutto in Campania e Puglia, si consumavano cibi simbolici legati alla festa: uova sode (segno della vita nuova e della risurrezione), pane lievitato in forme particolari (a volte con croci o disegni floreali) e verdure spontanee come cicorie, borragine e ortica, raccolte all’alba. 
In alcuni paesi dell’entroterra campano, le donne preparavano un pane benedetto chiamato “pane dell’Ascensione”, da spezzare tra familiari e animali della stalla come segno di comunione e protezione.

In alcune località della Sicilia orientale e dell’Irpinia, l’Ascensione era rievocata attraverso vere e proprie rappresentazioni sceniche: una statua del Cristo risorto veniva issata verso l’alto tramite corde e carrucole, mentre il popolo intonava canti liturgici e lanciava petali di fiori.
Questi riti, spesso accompagnati da bande musicali e fuochi d’artificio, univano la devozione al desiderio di festa e di comunione tra le generazioni.

Le tradizioni popolari legate all’Ascensione nel Mezzogiorno d’Italia raccontano di una fede profondamente radicata nella natura e nella ciclicità del tempo, dove i grandi misteri della fede cristiana si intrecciano con la sapienza contadina. In queste usanze, la festa non è solo celebrazione liturgica, ma momento di alleanza tra cielo e terra, tra il divino e il quotidiano.

Oggi, mentre molte di queste tradizioni stanno scomparendo, cresce il desiderio di recuperare una spiritualità incarnata, che sappia riscoprire i simboli semplici e potenti della nostra cultura popolare. 

L’Ascensione ci ricorda che il cielo non è lontano, ma si apre ogni volta che il cuore si solleva, come Cristo, verso l’alto.

Concludo con una semplice invocazione:

<< “Signore Gesù, salito alla gloria del Padre, donaci di seguire il tuo cammino con occhi rivolti al cielo e piedi ben piantati sulla terra. Amen.”>>

Buona festa dell’Ascensione a tutti!

+++ Padre Gregorio 

venerdì 16 maggio 2025

Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata: intervista a Padre Gregorio

Padre ci dice brevemente della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata?

La Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata è una comunità di fede che nasce dal desiderio di vivere e testimoniare il Vangelo di Cristo nella tradizione ortodossa, con cuore aperto e spirito rinnovato. Radicata nell’insegnamento evangelico e apostolico, ispirata dalla spiritualità dei Padri e nella ricchezza liturgica dell'Oriente cristiano, accoglie la cultura latina come terreno fecondo per incarnare una fede viva, semplice e autentica. È una Chiesa autonoma, ma profondamente cattolica nella sua apertura universale, che cammina nel solco della Tradizione, riformando ciò che è necessario da una parte per una maggiore aderenza alla realtà dei primi Apostoli ( sacerdozio uxorato ad esempio) e servire meglio l’uomo d’oggi e accompagnarlo nel cammino verso Dio, aprendo il sacramento della comunione a tutti indistintamente, quale medicina che guarisce le “ malattie Spirituali” che impediscono il cammino verso la Theosis.

Essendo una piccola e giovane chiesa, per giunta non in comunione con altre realtà ecclesiali consolidate e strutturate,  come pensa di affrontare ad esempio la mancanza dei luoghi dove esercitare il culto comunitario o attività di apostolato ecc.?

Ottima domanda, ma che dal mio punto di vista ha una risposta molto ovvia e soprattutto evangelica. Gesù ci ha insegnato che non è necessario possedere una casa chiamata Chiesa, lui infatti era chiamato rabbino ma non serviva in nessuna sinagoga. Allora, nella spiritualità Cristiana, la famiglia non è soltanto un’istituzione sociale, ma una vera e propria Chiesa in miniatura – una Chiesa domestica in cui si manifesta e si realizza il mistero della comunione con Dio e tra le persone.

La Chiesa Domestica: icona del Regno nella vita familiare saranno le nostre strutture, le strade i giardini come Gesù sulle rive del mare o sulla barca di Pietro siamo o no nella Casa del Signore, la Creazione intendo. Il modello della Chiesa domestica si ritrova nelle prime comunità cristiane, che si radunavano nelle case per la frazione del pane, l’ascolto della Parola e la preghiera comune (cf. Atti 2,46; Rom 16,5). Queste famiglie erano luoghi di santificazione, dove la fede veniva trasmessa non con discorsi, ma con la vita.

Nella tradizione ortodossa infatti, ogni casa benedetta diventa uno spazio sacro: l’angolo delle icone (l’“angolo bello” o iconostasio domestico), la luce della lampada votiva, l’acqua benedetta, la preghiera mattutina e serale sono segni visibili di una fede incarnata nella quotidianità, quel modo di vivere la Fede che Gesù ha insegnato agli apostoli e che noi della Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata vogliamo vivere pubblicamente ecco perché la parola “Riformata”!!!!! Nulla a che vedere con il protestantesimo, con tutto il rispetto!

Che visione avete del matrimonio e perché aprite al sacerdozio sposato?

Il mistero del matrimonio, celebrato come sacramento (mysterion), è l’inizio della fondazione della Chiesa domestica. L’unione tra marito e moglie diventa icona dell’amore tra Cristo e la Chiesa                 (comunità) e i figli sono accolti come dono di Dio, educati nella fede e nella carità. San Giovanni Crisostomo scriveva: “Fai della tua casa una Chiesa. Poiché tu sei responsabile della salvezza di tua moglie, dei tuoi figli e dei tuoi servi” (Omelia sulla Lettera agli Efesini). Credo fermamente che Gesù vedeva in Pietro il “buon padre di famiglia”, ecco perché lo scelse a coordinatore del gruppo, un discorso che andrebbe approfondito.

In cosa consiste la vostra attività pastorale incentrata sulla Chiesa Domestica? E che ruolo hanno i fedeli?

I fedeli dice? Una comunità orante e missionaria.

La Chiesa domestica è chiamata a vivere:


  • la preghiera liturgica sia comunitaria che personale, come respiro quotidiano dell’anima;


  • l’educazione spirituale, trasmettendo la fede ortodossa con amore, pazienza e coerenza ai figli;


  • la carità concreta, verso i membri della famiglia e verso il prossimo;


  • l’accoglienza e l’ospitalità, come espressione dell’amore cristiano.


In questo, le famiglie cristiane di ogni confessione possono riconoscersi: cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti condividono la visione della famiglia come luogo di discepolato, di preghiera e di comunione fraterna. In un tempo segnato da crisi relazionali e spirituali, riscoprire la Chiesa domestica è un atto profetico. Essa è il primo luogo in cui la fede diventa vita vissuta, esperienza sacramentale e testimonianza silenziosa. Ed è anche un terreno comune in cui le diverse Chiese possono incontrarsi, pregare e cooperare per il bene delle famiglie e della società.

Come insegna la tradizione ortodossa, ogni famiglia può diventare un’oasi del Regno, dove si prefigura la liturgia eterna del Cielo, nel ritmo semplice della vita quotidiana.

Padre Gregorio, una ulteriore comunità ecclesiale distinta e con propria autonomia direzionale come la vostra, non è da intendersi come spaccatura, disgregazione e anti Ecumenica, visto il grande sforzo di tornare ad una Chiesa indivisa?

Io sono convinto Ecumenico, e sostenitore di una Chiesa monolitica e sono convinto che c’ è già più unità di quella che sembra, ma la pretendiamo in una maniera sbagliata, interpretando la questione con un pensiero umano, basato su un concetto amministrativo, burocratico politico.

Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?».  E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

Su questa Verità si fonda la Chiesa di Cristo, su questa Fede si fonda la Chiesa indivisa! E se questa è la Nostra Fede la Chiesa è ancora indivisa! La Fede che la Chiesa Italo Ortodossa Autonoma Riformata professa è quella di Pietro, espressa da lui nel versetto di cui sopra, pertanto ci consideriamo in Comunione con tutti coloro che dicono a Gesù «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Gesù non si preoccupa troppo delle scaramucce fra gli apostoli, e poi li dividerà a due a due e fonderanno le Chiese…..non la Chiesa, perché le singole Chiese particolari costituiscano La Chiesa Universale unita dalla Fede! È la Fede che dirime la questione non altro. Gesù ha eliminato il concetto di Popolo Eletto, ha eliminato il concetto sacerdotale levitico, ha criticato il modo di vivere dei farisei, ha chiamato a partecipare alla sua festa tutti, zoppi, ricchi, poveri, giudei, pagani, greci, romani…..Carissimo sono convinto che l' unità non possa essere una nuova Torre di Babele nell' immaginario del Signore visto cosa ne ha fatto della famosa torre. Ma l' unità è nel sapersi accogliere diversi ma uguali nella fede!

Ha un messaggio per le altre realtà ecclesiali?

Sì, amiamoci l' un l'altro, come Lui ama noi! E lavoriamo perché  ogni famiglia torni  ad essere un’oasi del Regno, dove si prefigura la liturgia eterna del Cielo, nel ritmo semplice della vita quotidiana. Ah! Dimenticavo di fare un appello ai fratelli più potenti non  teniamoci stretti i luoghi di culto inutilizzati come patrimonio immobiliare ma aprite qulle porte a Cristo che parla attraverso i fratelli più piccoli!




martedì 13 maggio 2025

Καρδιά: Costituita la Fraternità Ecumenica della COAR

 

Καρδιά: Costituita la Fraternità Ecumenica della COAR



E' stata ufficializzata con atto  proprio del Sinodo COAR, sentito il parere del Consiglio Pastorale Arcidiocesano la  Fraternità Ecumenica "Καρδιά" ( Kardia, ossia Cuore) .

Ai sensi del Canone 65 della Costituzione Canonica della nostra Chiesa, la Fraternità "Καρδιά", nasce con il compito di promuovere la carità in ogni ambito sociale e religioso e soprattutto verso tutti i fratelli Cristiani. La fraternità promuove anche gruppi di preghiera ecumenici, raccolta abiti,  aiuti alimentari ecc.

Da qualche mese la Fraternità Καρδιά era già attiva sia in ambito caritativo assistenziale che attraverso il Gruppo di Preghiera chiamato proprio Kardia (Καρδιά), che tanto si sta adoperando nel sostenere spiritualmente con la preghiera di intercessione le  più o meno importanti criticità che vengono segnalate. Contemporaneamente alla ufficializzazione della Fraternità, sono state anche assegnate le nomine dei responsabili Nazionali, sia della stessa Fraternità che del Gruppo di Preghiera.

Coordinatore della Fraternità Ecumenica "Καρδιά" è stata nominata la  Madrina ( Moglie del sacerdote) Sig.ra Maria Gianserra.

Coordinatore del Gruppo di Preghiera Καρδιά è stata nominata la sig.ra Antonella Silvano.

In alto del presente articolo il loghi distintivo ufficiale della Fraternità, in basso il logo e del Gruppo di Preghiera.

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